11 Agosto, 2015 - 16:39      16:39

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L’ELISIR D’AMORE CHE HA INEBRIATO PIETRALATA


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È stata una grande scommessa. Una scommessa vinta. Portare per la prima volta l’opera lirica a Pietralata. È accaduto lo scorso 29 luglio, grazie alla Social Street di Pietralata, all’Associazione VIVIAmol’arte, agli allievi dell’International Opera Studio, a I Cantori di Pietralata e VeioInCanto, e alla Parrocchia San Michele Arcangelo di Don Aristide. È qui che è andata in scena infatti “Elisir d’Amore”, l’opera di Gaetano Donizetti che, passateci il gioco di parole, ha inebriato Pietralata. E un’ospite d’eccezione, l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Francesca Danese.

Un’opera lirica a Pietralata. Sembrava un’idea temeraria, ma si è rivelata vincente. “L’idea è nata successivamente a un concerto che abbiamo fatto con i Cantori di Pietralata, uno dei cori che la mia associazione, Viviamol’arte, gestisce a Pietralata” ci racconta Carlo Alberto Gioja, Presidente dell’Associazione VIVIAmol’arte (la direttrice organizzative è Bruna Bencivenga). “Il concerto, che abbiamo realizzato per la Social Stret al Bibliopoint Perlasca, è piaciuto, e così abbiamo pensato di fare anche uno spettacolo per l’estate. Io avevo pronta un’opera lirica, e ho detto: non abbiamo mai fatto un’opera a Pietralata, è il momento giusto di iniziare con questo nuovo genere in un quartiere che non l’aveva mai visto”. L’idea, per chi aveva pensato a un altro concerto a base di gospel sulla falsariga del primo, all’inizio è stata un po’ spiazzante. “L’idea ha allo stesso tempo incuriosito e spaventato, perché il target magari è poco abituato all’opera lirica” ci spiega Carlo Alberto Gioja. “Si pensava fosse troppo lunga, o troppo pesante come genere. Ma ho spiegato il tema dell’opera, il fatto che fosse comica. E tutti si sono convinti. E hanno detto: proviamoci”.

Come sede per lo spettacolo è stato naturale pensare alla chiesa di San Michele Arcangelo. “È  la mia parrocchia di quando ero piccolo” ci svela Gioja. “E Don Aristide è uno dei promotori della cultura a Pietralata. Nella sua parrocchia gira davvero tantissima cultura. Quando un paio di anni fa gli proposi l’idea di aprire un coro, non della parrocchia, ma che vivesse nella parrocchia, I Cantori di Pietralata, è rimasto molto contento e ci ha invitato a formarlo. Il rapporto con Don Aristide è ottimo, proprio perché siamo sulla stessa lunghezza d’onda”.

Ma che cos’ha di speciale “Elisir d’Amore”? “L’idea di Elisir d’Amore nasce da un altro progetto che la mia associazione porta avanti, International Opera Studio, che quest’anno, oltre alle collaborazioni con il Municipio Roma IV e il Comune di Formello, ha visto nascere una collaborazione con l’Ambasciata di Mongolia a Roma. Quest’anno abbiamo deciso di studiare Elisir d’Amore, abbiamo preparato il coro per un anno. Perché Elisir d’Amore? È un’opera che rimane leggera, è adatta anche al pubblico non avvezzo all’opera, e anche agli interpreti, che sono degli studenti che si sono preparati dieci giorni con noi. Elisir d’Amore è bello, è simpatico, è una storia che rimane comprensibile anche se uno non la conosce prima”.

A conti fatti si può parlare di una scommessa vinta. “Non lo dico io, lo dicono i fatti, le immagini che testimoniano il pubblico che era presente” risponde il Maestro Gioja. “È una scommessa che avrà un seguito, il prossimo anno con un'altra opera, e a Natale con il Tiburtina in Gospel. Pietralata viene considerato un territorio difficile, ma se si propongono cose interessanti e fruibili il pubblico risponde sempre”. Ed è anche il caso di sfatare finalmente il falso mito che l’opera sia un genere per pochi. “Decisamente l’opera lirica piace, basta solo farla conoscere al pubblico” concorda Gioja. “Non ci dimentichiamo che era la musica popolare dell’epoca, non una cosa astrusa o per pochi. Noi siamo nati con l’opera lirica. Tutti i generi musicali si sono formati successivamente. Basta solo saperla presentare. E dall’altra parte il pubblico deve avere la voglia di provare qualcosa di nuovo”. È d’accordo, naturalmente, anche Don Aristide. “Le opere liriche sono come le opere teatrali, sono arte. Perché non ospitarle in una parrocchia? La parrocchia deve essere aperta al bello”.


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